Quando approcciamo a un lavoro di grafica, una delle prime domande da porre è: “Ma per la stampa o per il web?”. Sembra banale, ma la risposta può comportare due approcci differenti che, se non seguiti attentamente, possono causare problemi anche abbastanza seri.
Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione, ma scopriamo insieme gli ambiti principali per i quali ci sono le principali differenze tra grafica web e stampa.
Stampa Vs Web: il colore
Nella grafica il colore è uno dei pilastri fondamentali, capace di emozionare, veicolare significati e definire la personalità di un progetto.
Usando comunemente il pc e i più diffusi software come Word o Excel, sarai abituato a scegliere dei colori da una palette cromatica, magari vedendo dei codici come #f8f8f8 o una terna di numeri (come 153, 0, 51). Questi esempi sono i colori per il web, che hanno come fonte la luce e tutte le sue onde visibili. I colori per il web si formano tramite sintesi additiva: è lo spazio colore nel quale si sommano onde di luce differenti.
Non andiamo troppo nel dettaglio, ma sappi che il metodo utilizzato per “gestire” i valori di ogni colore si chiama metodo RGB: si combinano i valori di luce rossa (R), verde (G) e blu (B); ogni valore ha un range da 0 a 255. Questo metodo permette di creare qualsiasi colore visibile da un monitor (ovviamente escludendo tutte le limitazioni hardware del supporto utilizzato), ma questo possiamo chiamarlo, semplificando di molto, come il linguaggio adatto per la visualizzazione dei colori nel web.
Il metodo inverso, invece, viene usato nella stampa: non abbiamo infatti la luce come fonte, ma l’inchiostro prodotto con materiali differenti; e non abbiamo il monitor come strumento di visualizzazione, bensì il supporto sul quale questi pigmenti vengono depositati (come la carta).
Parliamo quindi di sintesi sottrattiva, ovvero si sottrae luce per ottenere i colori, fino ad arrivare ad un marrone molto scuro, tendente al nero: ogni pigmento colorato ha la capacità di “assorbire” la luce, riflettendo solo un gruppo ristretto di onde (che diventa per noi il colore specifico dell’inchiostro). Sommando i pigmenti conferiamo alla miscela prodotta maggiori capacità di assorbimento.
Il metodo standard per la stampa dei colori è la quadricromia (o CMYK): vengono usati ciano (C), magenta (M), giallo (Y) e nero (K).
Rispetto al metodo RBG, la gamma cromatica è più limitata, perché non sono presenti le tonalità più accese e brillanti come invece accade con la sintesi additiva che utilizza la luce come fonte principale. Per ovviare parzialmente a questa problematica esistono degli inchiostri speciali che si aggiungono a quelli standard CMYK e possono essere utilizzati per forme colorate e testi. Un esempio sono i colori Pantone ai quali abbiamo dedicato un articolo (clicca qui per leggerlo).
Perché è importante scegliere il giusto metodo colore per grafica stampa e web?
L’utilizzo del metodo errato può comportare spiacevoli risultati. Per esempio, se usassimo dei valori RGB sia per testi che per immagini all’interno di brochure o volantini a scapito dei valori CMYK, potremmo vedere su monitor una grafica molto più luminosa rispetto alla sua versione stampata, che potrebbe risultare molto sbiadita. Bisogna quindi scegliere i giusti campioni-colore in base al metodo, conoscendo ovviamente le possibili limitazioni.
Importante è anche il mix tra colori scelti, monitor utilizzato e qualità di stampa. Sono tutte variabili che, se non calibrate correttamente, possono trasformare un progetto bellissimo in un risultato deludente agli occhi del cliente.
Stampa Vs Web: la risoluzione delle immagini
Questo tema è uno di quelli più spinosi.
Abbiamo già affrontato e approfondito l’argomento in in articolo (clicca qui per leggerlo).
Principalmente la risoluzione viene definita in:
PPI (Pixel Per Inch) per il web
Vengono contati quanti pixel, visualizzati su monitor, sono presenti nell’unità di misura del pollice.
Solitamente per il web lo standard è 72 PPI, ma schermi retina o di ultima generazione permettono densità e definizione maggiori.
Ma che cosa significa? Che se un’immagine ha 72 PPI può essere correttamente visualizzata su monitor, MA è pessima per certi tipi di stampe.
DPI (Dot Per Inch) per la stampa
Vengono contati quanti punti di inchiostro depositati sul foglio sono presenti nell’unità di misura del pollice.
Solitamente per stampe di piccolo formato come brochure, cataloghi e volantini, non bisognerebbe scendere sotto i 300 DPI per non escludere immagini sgranate o con perdita di definizione.
Più aumenta la dimensione dello stampato, più i DPI minimi possono scendere perché si presume che l’occhio dell’osservatore sia molto più lontano per vedere l’intera composizione. Questo permette di ridurre la risoluzione senza percepirne la differenza; si può arrivare anche a 20-30 DPI per stampe di grandissimo formato.
Perché è importante scegliere la giusta risoluzione per grafica stampa e web?
Usare immagini per il web (es. 72 PPI) ma per stampare su piccolo/medio formato potrebbe essere una scelta rischiosa, perché bisognerebbe “spalmare” quei pixel su un’area dove i punti per pollice della stampante usata sono molti, moltissimi. Conseguenza: immagini sgranate, “pixellate”, con conseguente perdita di qualità. Questo può farvi percepire come non attenti ai dettagli, poco professionali.
Se invece usassimo un’immagine a 300 PPI caricandola su un sito web, sarebbero sicuramente molto più pesanti e non ottimizzate, provocando rallentamenti nel caricamento e molto più spazio occupato.
Stampa Vs Web: la tipografia
La tematica riguardo ai font tra grafica stampa e web si può riassumere principalmente in: font con licenza o open source?
Perché la limitazione vera e propria è questa: non è detto che un carattere tipografico possa essere usato per entrambi. Non è questione di risoluzione o definizione: infatti, i file dei caratteri tipografici (font) sono vettoriali (come i file .ttf o .otf) e questo esclude ogni possibilità di perdita di qualità, il testo che formattiamo può essere ingrandito all’infinito, senza perdite.
Semmai dobbiamo parlare di licenze: abbiamo trattato l’argomento in un articolo (clicca qui per leggerlo).
Ci sono licenze concesse dopo l’acquisto che permettono di usare il font solo per web, solo per stampa, o anche per entrambi. Bisogna quindi stare attenti e leggere il contratto di licenza, per non incorrere in spiacevoli sorprese.
Riguardo i font open source: solitamente permettono maggiore libertà d’uso, come i Google font, quindi se dobbiamo usare lo stesso carattere per un banner digitale e per un volantino possiamo stare tranquilli.
Perché è importante scegliere la giusta tipografia per grafica stampa e web?
Come dicevamo, non è detto che un carattere tipografico possa essere usato per web o stampa indiscriminatamente.
Altra questione più sottile può essere lo stile del font e la sua leggibilità su diversi supporti: un carattere visto da monitor può essere più definito nei bordi rispetto a un testo stampato su carta: la diversa assorbenza della carta può cambiare la percezione delle sue forme più sottili. Quindi l’accortezza sarebbe quella di non scegliere font con lineamenti troppo fini, se non stampati in grandi dimensioni, per non avere problematiche di lettura.
Stampa Vs Web: i file e l’esportazione
Quali formati usare e quando? Beh, è una domanda alla quale non c’è una risposta univoca, dipende dalle situazioni. Infatti, ci sono una serie di file che possono essere usati tranquillamente sia per web che per stampa, come per esempio JPG, JPEG, PDF…
Forse in questo caso non è importante il formato, quanto la configurazione di esportazione: bisogna predisporre il file correttamente per poterlo poi utilizzare nell’ambito adatto.
Per il web, altri formati più utilizzati sono: GIF, SVG, WEBP, PNG
Per la stampa, altri formati più utilizzati sono: TIF, TIFF, EPS
Perché è importante scegliere i giusti formati per grafiche stampa e web?
È importante sia perché alcuni file potrebbero non essere compatibili con il servizio di stampa o la tecnologia web scelta, sia perché potrebbero provocare errori di visualizzazione.
Per es. un file EPS non potrà essere letto nativamente su un sito web. Quindi dobbiamo capire quali file possiamo utilizzare, per non avere problematiche a progetto avanzato.
Stampa Vs Web: il logo e i formati vettoriali
Dedichiamo un paragrafo anche al logo, uno dei pilastri della brand identity aziendale. Molti credono che avere un’immagine JPEG del logo basti per poterlo utilizzare ovunque, anche per la stampa, ma come spiegato qui sopra, non è proprio così.
Nel web probabilmente un logo in discreta risoluzione e dimensione potrebbe anche bastare, ma nella stampa esso potrebbe essere utilizzato dal più piccolo progetto (come un biglietto da visita) a un cartellone pubblicitario. Fondamentale quindi avere i file del proprio logo in formato vettoriale, ovvero composto da formule matematiche e non da pixel. Questo permette al logo di essere ingrandito a dismisura.
Il logo in vettoriale permette:
- Nitidezza di stampa
- Intervenire eventualmente sugli elementi, quindi editabile facilmente
- Pienamente compatibile con i più comuni software di grafica
In conclusione
Quali sono i punti principali che differenziano grafica per il web e grafica per la stampa?
- Colore: RBG o CMYK, importante per avere fedeltà tra quello che vedo a monitor e il progetto stampato.
- Risoluzione: deve essere adeguata a seconda della destinazione, per non incorrere in risultati sgranati e poco professionali.
- Tipografia: accertarsi della licenza di utilizzo nell’ambito desiderato.
- File: oltre a selezionare i formati corretti, predisporre il materiale del progetto configurandolo in base all’ambito di utilizzo.
- Logo: preferibilmente in vettoriale (o eventualmente in grande dimensione e ottima qualità) per entrambi i casi, ma per la stampa prestare maggiore attenzione alla dimensione d’uso.





